2# Chi ama Catullo non può essere cattivo..

 

Photo credits: Pinterest

Era arrivata la tanto agognata pausa pranzo.

Sentivo le tempie pulsare contro la testa ed agognavo a quella preziosa ora d’aria come un carcerato alla libertà. Non avevo ancora iniziato a pregustare quella che mi sembrava un’incredibile ricchezza, un’intera ora tutta per me dopo un’intensa mattinata lavorativa, che i miei piani franarono come un castello di carta:

“Pranziamo insieme?” mi chiese Lui innocentemente.

Era il mio primo giorno da allieva e lui era il mio tutor: potevo forse dire di no? Con la morte nel cuore, cercando di mascherare la mia faccia funerea, mi cucii addosso il più falso dei sorrisi.

“Ottima idea!”

Al pensiero di dover sostenere un’altra ora di piani HACCP e procedure mi sentivo morire. Decisi di farmi coraggio e di avviarmi a passi lenti verso quello che mi appariva come un patibolo.

“Conosco un ristorante qui vicino…ti ci porto io” senza ammettere repliche prese le chiavi della macchina ed inforcò i suoi Ray Ban verdi.

“….Dio quanto si sente splendido Questo” sentivo che il mio odio nei suoi confronti aumentava di minuto in minuto.

Mi aprì la portiera: un gesto di galanteria d’altri tempi che non passò inosservato. Quale coetaneo lo aveva fatto nell’arco dei miei 29 anni? Scorsi con il pensiero la lista al contrario:

Nessuno.

I quarantenni del 2016 almeno qualcosa di buono sembravano conservarlo.

La sua macchina non rispecchiava per niente l’idea che mi ero fatta di Lui, così professionale, preciso ed oltremodo spaccone: mi ritrovai con le ginocchia addossate al cruscotto, incastrata in una gigantesca montagna di documenti di varia natura che avevo timore collassasse da un secondo all’altro (e che oltretutto lo facesse a causa mia). Due bottiglie di plastica semivuote giacevano tristemente ai miei piedi mentre sul sedile posteriore, su un seggiolino per bimbi sbreccato, un gigantesco leone di peluche si contendeva il proprio spazio vitale con cartelle e schedari pieni zeppi di fogli e di appunti.

“Perdona il disordine, dimentico sempre di mettere apposto”.

Lanciai un’altra occhiata al seggiolino dietro di me:

“Hai un bimbo piccolo?”

I suoi occhi si illuminarono di gioia, come se gli avessi comunicato una vincita al Superenalotto;

“Si, ho una figlia di 4 anni. E’ la mia Principessa”

Rimasi sorpresa dal tono che utilizzò per parlare di Lei. C’era una delicata nota di dolcezza in quelle parole, un calore profondo emerso dall’anima, che mi fece apparire quell’uomo così pieno di sè fragile come il cristallo. Mi stavo chiedendo se per una volta il mio sesto senso non mi avesse ingannata e mi fossi lasciata intrappolare dalla rete del pregiudizio.

Arrivammo in un attimo al ristorante. Sedendomi al tavolo, il blocchetto che tenevo in tasca scivolò inavvertitamente verso di Lui che lo raccolse ancor prima che toccasse terra.

“Questa deve essere la tua agenda..”

“…Non è un’agenda, è il mio Libro Delle Citazioni” le parole rotolarono fuori dalla mia bocca prima che me ne rendessi conto e potessi bloccarle sul nascere.

Silenzio.

“….E’ che mi piace raccogliere citazioni di autori famosi e porto sempre un libretto con me per annotarle ovunque vado….” farfugliai tentando di giustificarmi mentre sentivo le guance andare in fiamme. Cosa cavolo mi veniva in mente, di fare queste precisazioni inopportune al mio tutor?

Mi osservò con rinnovato interesse puntandomi lo sguardo addosso e mi confidò:

Io adoro gli autori latini: il mio preferito è in assoluto Catullo. Odi et amo…e via dicendo…” cercò di mettere ancora più enfasi nel suo abbozzo di citazione recitando la parte del famoso poeta con una mano sul cuore ed una protesa verso di me.

Non  fu tanto quel curioso modo di recitare i versi che mi lasciò di stucco, quanto piuttosto la rivelazione che era giunta alle mie orecchie ed aveva fatto svanire di colpo il mio imbarazzo. Ebbi un sussulto e faticai a tenere chiusa la bocca dallo stupore:

“Non posso crederci.. è anche il mio preferito!”. 

Catullo divenne il protagonista indiscusso del nostro pranzo.Solo quando diedi un’occhiata fugace all’orologio mi resi conto che eravamo in ritardo e che la nostra ora libera si era già consumata alla velocità di un cerino. Mi accorsi di guardarlo con occhi diversi.

“Chi ama Catullo di certo non può essere cattivo..” pensai tra me e me. “…Stai a vedere che questo tizio mi risulta addirittura simpatico.”

La nostra pausa pranzo era volata, la mia testa era sgombra ed il mio nemico si era trasformato in un timido alleato in soli 60 minuti.

Un pensiero su “2# Chi ama Catullo non può essere cattivo..

Rispondi