3# Due Numeri Primi

L’autunno aveva lasciato spazio all’inverno e l’inverno alla primavera.

Era passato molto tempo da quel primo pranzo insieme  ed io e Lui eravamo diventati una splendida squadra: professionali e complici, nemmeno il più arcigno ispettore dell’Asl era riuscito a metterci in crisi.

Con il tempo avevo imparato ad apprezzare il suo modo di fare un pò spaccone: avevo capito che dietro a quell’apparente sicurezza si nascondeva molto, molto di più.

Avevo deciso che era una persona da stimare ed era entrato nella cerchia rara delle persone che meritavano il mio rispetto.

Era un giorno di fine Marzo quando visualizzai sull’agenda che il weekend successivo si sarebbe tenuta un’importante mostra di street-art a Bologna. Sapevo che in Lui avrei trovato un fedele alleato delle mie passioni più bizzarre.  Ancora però non sapevo che si sarebbe mostrato più entusiasta di quanto avevo previsto.

Ma ci vai da sola?” mi chiese quasi con noncuranza mentre sorseggiava il caffè. .

…e certo, con chdovevo andarci: il mio fidanzato era in Germania da quasi un mese dopo averne passati 4 negli Stati Uniti. Se lo avessi proposto alle mie amiche mi avrebbero riso in faccia: quale normale ventottenne avrebbe preferito svegliarsi all’alba di domenica per andare a vedere “gli schizzi di due bombolette su un muro” rinunciando alle folli occasioni offerte dal sabato sera?

Lo fulminai con aria di sfida.

Certo che ci sarei andata da sola, come altre innumerevoli volte avevo fatto nel corso della mia vita per altrettanti innumerevoli eventi. Fino a quel momento questo non mi era pesato affatto. Del resto, ero abituata a cavarmela per conto mio da molti anni ormai. La solitudine era una compagna cara la cui presenza non mi era mai stata d’intralcio: amavo andare in cerca di nuove realtà accompagnata esclusivamente dalla mia Valigia Blu, con la quale avevo percorso un sacco di chilometri, scoperto nuovi orizzonti e riempito i miei occhi di meraviglie incolmabili. E allora, dannazione, perchè davanti alle sue parole sentivo le mie sicurezze farsi così piccole ed inermi? 

Si, beh, sai…. il mio fidanzato è in Germania da più di un mese e comunque non credo che condivida questa idea di domenica pomeriggio..”.

In realtà, quando si trovava ancora in Italia, in uno dei rari momenti che eravamo riusciti a condividere in quei brevi mesi trascorsi come coppia, avevo provato a portarlo ad una mostra intitolata “Dal futurismo in poi” : mentre io mi perdevo tra Pollock e Kandinskij, cullata dalle parole dell’audio-guida, lui si era trascinato annoiato per tutto il percorso, sbadigliando neanche troppo silenziosamente. Superfluo dire che sarebbe stata la prima ed unica volta che avremmo condiviso qualcosa del genere:  avevo deciso che l’arte sarebbe stata una prerogativa solo mia.

“Sai” disse Lui posando il la tazzina di ceramica sul piattino,

” Se sei sola, mi piacerebbe moltissimo accompagnarti. Lo sai che amo queste cose e non ho mai nessuno con cui condividerle.”

Fece una breve pausa come se stesse raccogliendo i suoi pensieri e poi aggiunse:“Sempre se questo non ti crea problemi…”

E adesso come facevo a dirgli che non se ne parlava neanche senza risultare scortese?

Per prima cosa, noi due eravamo Colleghi e non Amici. Le nostre conversazioni terminavano drasticamente alle 20:00 e riprendevano il mattino successivo. Era un solido paletto che avevo messo per dividere la sfera professionale da quella privata. Con la sua richiesta aveva fatto crollare i confini che avevo imposto nella mia testa per quello che doveva essere il nostro rapporto.

Secondo, sapevo di non avere bisogno della sua presenza: me la sarei cavata, come al solito per conto mio.

E terzo ma non ultimo, cosa ci incastrava una ragazza di 28 anni con il proprio tutor separato di 13 anni più vecchio di domenica pomeriggio ad una mostra d’arte?!

Stavo per declinare l’invito in maniera educata quando fissai i miei occhi nei suoi, in attesa di risposta. Si materializzò davanti a me l’immagine delle sue domeniche passate in solitudine così analoghe alle mie, quelle in cui le altre famiglie si riuniscono ed i pranzi si dilungano, nell’aria avvolta dalle risa dei bambini. Pensai che eravamo simili anche in questo e che quelli come noi le domeniche se le dovevano inventare per non renderle pesanti come macigni.

Prima che potessi tornare sui miei passi le parole si fecero strada tra le mie labbra:

” Ma certo, se vuoi..”

Mi pentii all’istante di ciò che avevo osato dire e sperai con tutte le mie forze che cambiasse idea mentre guardavo i suoi occhi illuminarsi di felicità.

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