5# Il Pranzo Della Domenica

 

Se prendere l’aereo per me rappresentava il più grande incubo del mondo (pur essendo una viaggiatrice esperta ero ancor più esperta nell’ingurgitare ingenti quantità delle magiche goccioline per l’ansia che sapevano placare in parte gli attacchi di panico di cui ero preda quando mi trovavo in alta quota), adoravo di contro gli aeroporti: mi piaceva in particolare starmene al di là della sbarra del banco degli arrivi, in mezzo a chi attendeva i propri cari. Osservavo in fondo ai loro occhi quel tipico fremito di attesa e speranza mentre le porte scorrevoli si aprivano scricchiolando, lasciando intravedere i sorrisi dei viaggiatori in arrivo. E quei pochi secondi che intercorrevano tra gli abbracci di chi arrivava con la valigia alla mano e chi li stava aspettando, in tutti quegli abbracci io vi scorgevo l’Amore.

Quel giorno all’aeroporto mi tremavano le mani mentre aspettavo che le porte scorrevoli si spalancassero per me e mi restituissero il sorriso del mio fidanzato, che dopo mesi di assenza era finalmente riuscito a rientrare in Italia.

Era stato tutto così repentino tra di noi:  il tempo di un’estate fatta di occhi verdi smeraldo e di baci salati , di granelli di sabbia appiccicati alla pelle cotta dal sole. Era stata un’estate piena di emozioni, che volavano alte come le onde increspate che lui cavalcava sulla sua tavola da surf. Lo avevo visto imbarcarsi per gli Stati Uniti e poi per la Germania troppo presto, dopo soli 3 mesi di idillo perfetto. Era trascorso quasi un anno da quei nostri primi baci  ed avevamo passato più tempo lontani di quanto non ne avessimo vissuto pelle contro pelle.

Avevo riavvolto infinite volte il nastro delle mie fantasticherie riguardo ai pochi, preziosissimi giorni che avremmo potuto trascorrere insieme prima che lui ripartisse, lo avevo rivissuto da sola nella mia stanza fin quasi alla stregua. Doveva essere più consumato delle VHS Disney ordinatamente allineate in camera mia. Immaginavo che non ci saremmo lasciati nemmeno un istante, che avremmo colmato il vuoto intollerabile di quell’assenza che era diventata parte integrante del nostro quotidiano.

O almeno, questo era quello che mi ero prefissata.

Di fatto in realtà, mi trovai catapultata in una serie infinita di pranzi ed incontri con parenti ed amici. I contorni del weekend da sogno che avevo immaginato per noi stavano lentamente sfumando dalle mie fantasie. Cercai di giustificare me stessa ed anche lui per quel poco tempo che ci rimaneva da vivere come coppia ma al di là dei miei sforzi mi resi conto che, nonostante la forza di volontà che ci stavo mettendo, quella situazione stava cominciando egoisticamente a pesarmi.

La domenica, mentre eravamo tutti a tavola durante uno di quei pranzi infiniti, il mio cellulare vibrò all’improvviso.

Era Lui:

Come procede il tuo weekend romantico?”

I miei paletti erano miseramente caduti dopo la nostra gita a Bologna: Lui era diventato parte della mia vita e lo sentivo tutti i giorni a tutte le ore, senza seguire più nessuna regola. Parlavamo di tutto: di quello che succedeva in azienda, di come era stata noiosa la serata passata nel nuovo locale nato in città, del libro che stava leggendo, dei viaggi che avrei desiderato fare quell’estate, dei progetti che avrei voluto realizzare (e ne avevo tantissimi), di ciò che immaginavamo per i nostri rispettivi futuri. In quel momento non mi rendevo conto di quanto questo potesse essere estremamente pericoloso: il nostro rapporto si era fatto infinitamente più forte senza che io me ne rendessi  conto.Forse, più forte di quello che volevo ammettere a me stessa. Almeno fino a quella decisiva domenica.

Sono a pranzo con tutti i parenti. Confido in una romantica passeggiata in spiaggia più tardi. Tu come te la cavi in questo weekend in solitaria?”

Mi rispose inviandomi la foto di due vecchietti che si tenevano mano nella mano sul bagnasciuga.

Considerando i piani che hai per il tuo pomeriggio, dimmi un pò, chi è adesso l’anziano?”

Scoppiai a ridere ed intavolai subito una lunga conversazione, elencando i motivi per cui Lui rimaneva a prescindere più anziano di me.

Mentre il mio cellulare continuava a vibrare come un ossesso, una voce mi trascinò bruscamente alla realtà: alla tavola imbandita, al mio fidanzato vicino, ai parenti il cui chiacchiericcio si era improvvisamente interrotto.

 

Con chi chiacchieri così animatamente di domenica pomeriggio a pranzo?”

Mi resi conto di avere tutti gli sguardi puntati addosso.

Era solo il mio tutor..

l’uomo che aveva fatto quell’affermazione soffermò il suo sguardo indagatore nel mio e scherzosamente mi incalzò:

Vediamo un pò…” disse sfregandosi lentamente il mento con le dita,

“…il tuo tutor, di domenica pomeriggio, durante le vacanze di Pasqua. Per quale motivo sente la necessità di scriverti?”

Mi sentii improvvisamente in imbarazzo ed avvertii sulle spalle il peso ingombrante del silenzio mentre le mie guance si tingevano, dichiaratamente colpevoli, di rosso vivo.

Niente di che….. cose di lavoro.”

Mentii.

Quell’uomo mi lanciò un’occhiata maliziosa continuando a sfregarsi il mento.

Un attimo dopo il chiacchiericcio riprese come se nulla fosse successo.

Dentro di me però era accaduto qualcosa: quell’insinuazione mi aveva colpita nel profondo,era riuscita a farmi sentire sbagliata e bugiarda. Fino a quel momento non mi ero resa conto di quanto mi fossi spinta oltre e che quel rapporto stava degenerando.

Guardai negli occhi il mio fidanzato: non avrei mai voluto fargli del male.

Era stato difficile rimanere lontani così a lungo. Avevo sofferto moltissimo la sua assenza. La nostra storia era così giovane ancora, così carica di pathos. Andavo orgogliosa, sia di me stessa che di lui: fino a quel momento mi ero autoproclamata  paladina delle storie a distanza e sapevo di essere riuscita in un un compito arduo, che richiedeva estrema fiducia da entrambe le parti. Non volevo in alcun modo che questa fiducia, che tanto avevamo faticato a costruire in quei mesi, venisse tradita.

Misi il silenzioso e ricacciai il telefono nella mia borsa. Avrei innalzato nuovi paletti. Avrei riportato i confini di quel rapporto così strano che stava nascendo dove dovevano rimanere: lontani dal mio cuore e dalle mie debolezze.

Non avevo messo in conto che sarebbe stato più difficile del previsto tornare sui miei passi.

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