Odi et amo la principessa con la valigia

#14 Odi et Amo

Odi et Amo

“Mhhhhhhhh… che noia!!!!” borbottai rigirandomi per l’ennesima volta tra le lenzuola che continuavano ad appiccicarsi fastidiosamente alla mia pelle.

Quella notte non riuscivo proprio a prendere sonno.

Continuavo a ripensare alla conversazione che avevamo avuto quel giorno stesso e alla “cosa importante” che mi aveva confessato.

“Sono andato dall’avvocato…mi sto separando.”

Per quanto cercassi di fingermi indifferente, quelle parole dentro di me facevano scoppiare ogni volta una fiammella di felicità.

Nei miei pensieri rivedevo ininterrottamente la scena di quel pomeriggio come in un cortometraggio e mi soffermavo su ogni singolo particolare che l’aveva caratterizzata: il respiro profondo che Lui aveva preso prima di buttare fuori quelle parole, il suo sguardo che non fissava direttamente i miei occhi ma guardava lontano, come se stesse raccontando quel suo salto nel vuoto più a sé stesso che a me. Ogni volta che ripensavo a questo dettaglio non potevo fare a meno di sorridere: si comportava così con tutte le cose importanti e profonde ed io lo conoscevo bene, quel modo di fare.

Avevo compreso benissimo quanto coraggio e quanta strada percorsa c’era dietro a quella semplice frase, quanta fatica e quanta voglia di essere di nuovo felice e di ricostruirsi. Sapevo che da tutta quella faccenda Lui era fuori da molto tempo, tuttavia adesso comprendevo che quella telefonata fatta sulla soglia di casa era stata molto più che una semplice telefonata: simboleggiava la chiusura di un cerchio, il miraggio del traguardo dopo una corsa che era sembrata interminabile e di cui io conoscevo solo gli ultimi passi.

Mi sentivo partecipe di un piccolo miracolo, una rinascita interiore di cui anche io, a mio modo, ero stata protagonista seppur ignorandolo.

“E va bene, tanto quando è così c’è solo una cosa da fare…” bofonchiai alzandomi di malavoglia. Quando non riuscivo a prendere sonno e lo stesso pensiero mi arrovellava la mente per ore il rimedio migliore era sedersi davanti alla mia scrivania, accendere il computer e lasciare che i miei pensieri si trasformassero in parole vere, che avessero un senso, raccontando a me stessa ciò che davvero si nascondeva dietro alla mia insonnia.

Gettai un’ultima occhiata alla mia finestra su cui si apriva uno squarcio di cielo blu notte prima di concentrarmi sul rassicurante ticchettìo della tastiera. Non sapevo bene cosa avrei scritto, non lo sapevo mai prima di cominciare a digitare sullo schermo, ma sapevo benissimo A CHI avrei scritto quella notte.

Cosi, cominciai:

“E’ una notte catulliana, mio caro Lui.

Una notte fatta di deboli sospiri sussurrati a mezza voce che vorresti nascondere persino a te stesso.

E’ la notte dei desideri, dei sogni, delle stelle cadenti.

Io a naso all’insù osservo il cielo blu di questa città; si nascondono le stelle alla luce dei lampioni e mi dà da pensare questa insolita cecità, io che mi ero abituata ad osservare il cielo di Santiago ed i suoi puntini luminosi ad impreziosirne la vellutata trapunta notturna.

E’ strano vero? Ciò che può apparire luminoso e certo in alcuni istanti della vita può invece perdersi dietro ad una coltre fitta in altri.

E’ buffo. Non ci avevo mai riflettuto.

 La vita stessa è fatta di momenti di densa cecità ed in essi brancoliamo come tanti burattini nella nebbia, tastando, provando, cercando quel che anche noi non sappiamo bene cosa sia, purchè sia qualcosa. E’ facile confondere l’inganno con la realtà, scambiare un sentiero sicuro per una strada senza sfondo. A volte l’istinto stesso ci tradisce nelle nostre scelte più importanti e forse sarebbe meglio rimanere accucciati in un angolo, aspettare che la nebbia ritiri i suoi artigli e rimettersi in cammino con la vista più acuta, il cuore più leggero.

Tu hai saputo fare tutto questo.

Hai saputo districarti in un labirinto intricato come quello di Creta e non è stato nessun filo di Arianna a permetterti di uscirne ma il tuo, quello che hai tessuto con dedizione ed impegno ogni giorno; un tessuto la cui trama è cosparsa delle lacrime che hai versato a suo tempo per un fallimento, che hai saputo intrecciare alle fila del coraggio, che ti ha portato dove sei adesso, ad intravedere l’uscita del tunnel in cui ti eri cacciato.

Te la meriti la tua via di fuga.

Te la sei guadagnata la tua fetta di felicità.

Hai l’anima sensibile come quelle vele candide che si gonfiano al minimo soffio di vento: è per questo che quando parli con il cuore guardi lontano, oltre l’orizzonte, per non tradire quello che vorresti dire ma non puoi confessare neanche a te stesso. Chi non lo sa potrebbe non capire il distacco che lasci tra le parole dette e quelle non dette, dosandole con cura per non ferirti, per non ferire nessuno. Ma io si, lo colgo il suono di quella pausa, mi ci cullo dentro a quel suono non suono, a quel “nulla” che nulla non è perché riecheggia di tutto.

Sono felice, non vorrei ammetterlo nemmeno a me stessa, ma sono sconsideratamente felice per te.

Perché ti odio, perché forse un po’ ti ho amato o ti amo ancora anche se non potrei, chi lo sa, e dovrei cacciarla giù in gola questa sensazione ingiusta e colpevole di euforia.

Stanotte a naso all’insù osservo il cielo dove ho lasciato il mio cuore, riapro un cassetto che avevo chiuso a doppia mandata. Ammiro il segreto prezioso celato al suo interno, mi bagno gli occhi in quella ricchezza infinita che espande e riempie i sensi. Poi lo richiudo, lo ripongo al sicuro dietro al manto stellato. Mi rannicchio al sicuro della mia coperta a pois, spengo la luce e chiudo gli occhi. Domani è un altro giorno e tutto tornerà come prima.”

Eccolo quindi, il motivo di tanto peregrinare nei miei pensieri: ero orgogliosa, ero felice, ero fiera di ciò aveva avuto il coraggio di fare e non riuscivo ad odiarlo; aveva dimostrato di essere quella persona che avevo conosciuto lungo quell’interminabile anno, quell’uomo raro, coerente e corretto di cui mi ero candidamente innamorata senza ritegno.

Odi et amo la principessa con la valigia

Senza pensarci due volte gli spedii le mie parole via mail e mi accucciai di nuovo dentro alle lenzuola.

Mentre sentivo che il sonno finalmente giungeva a rapirmi mi resi conto che neanche quel giorno avevo saputo compiere il mio “ultimo click” verso l’Australia.

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