8# Alberto Angela

8# ALBERTO ANGELA

Photo credits: Pinterest

Il giorno seguente mi svegliai inquieta.

I miei sensi di colpa stavano ricominciando a rosicchiare nervosamente i margini della mia coscienza ma stavolta sentivo di riuscire a tenerli stranamente a bada. Mi stavo arrendendo all’evidenza dei fatti?

Forse.

E poi avevo la strana sensazione che tutto ciò che mi circondava, i miei oggetti, le strade, gli alberi, persino gli occhi della gente, avessero acquisito una sfumatura diversa, che prima non riuscivo a cogliere. L’aria stessa mi sembrava più frizzante, come se avesse conservato la carica elettrica che pizzica le narici dopo un violento temporale. Avrei voluto mettermi a saltellare, avvolta nella mia bolla di felicità che ancora non intendeva infrangersi.

Mi stavo innamorando. E dovevo farmene una ragione.

La giornata assunse contorni sfocati: ero distratta ed assorta, al lavoro cercavo disperatamente di riacquisire la mia professionalità (si, ci stavo provando a diventare professionale, nonostante continuassi ad inciampare spesso contro qualsiasi cosa si trovasse nel mio raggio d’azione, proprio come era successo quel giorno di Novembre) ma ogni volta finivo per perdermi dietro al ricordo delle farfalle e dei fanoni, delle schiacciatine e del mio sorriso liquido riflesso contro il vetro freddo dello specchio. La sera mi rannicchiai davanti alla Tv, con un tè tra le mani ed una copertina sulle ginocchia. Pensavo ridacchiando sotto i baffi a come Lui avrebbe potuto commentare quest’immagine:

Ragazza da copertina” mi chiamava spesso. E non intendeva la copertina delle riviste patinate, ovviamente.

Continuavo a fare zapping assorbita completamente nella mia bolla, quando all’improvviso sullo schermo apparve lo scorcio della Specola: era proprio il museo incriminato che avevamo visitato insieme il giorno precedente, quel museo che aveva messo in moto il meccanismo di sfumature e pensieri in cui continuavo a dilettarmi come una sciocca adolescente. Ammutolita e concentratissima, rischiai di versare tutto il tè bollente sulla preziosa copertina rossa: Alberto Angela, l’uomo più sexy del pianeta, stava raccontando il suo viaggio nei segreti di Firenze ed io, ammaliata dai ricordi, mi lasciai catturare dalle sue parole.

Il mio cellulare si illuminò; sapevo benissimo che poteva essere solo una persona a cercarmi in quel momento. Sullo schermo comparvero solo tre semplici parole:

“Metti sul 2.”

Io c’ero già sul 2, ovviamente. Ma in quel momento anche Lui doveva aver scovato lo stesso programma che stavo seguendo. Le sue parole sullo schermo confermarono ancora una volta ciò cui stavo rimuginando da tutto il giorno: per entrambi sembrava essere cambiato qualcosa e forse avevamo raggiunto insieme un tacito compromesso; forse non avevamo più bisogno di nascondere tutto quello che stava accadendo, né a noi stessi né all’altro. Probabilmente anche Lui in quel momento, era immerso nella sua bolla di felicità ed io lo avevo capito ed accettato,ormai.

“Ci sono già sul 2, my ancient man. Ce ne fossero come Alberto Angela. Bello e bravo, bello e bravo..”

Il cellulare si illuminò di nuovo. Sbigottita da ciò che stavo leggendo, mi sforzai di poggiare il tè in bilico sul tavolino di legno accanto a me. Questa volta l’avrei rovesciato sul serio se avessi aspettato qualche secondo in più.

“In realtà non ce ne sono più di personaggi così, mia giovane Ragazza da Copertina (lo so che sei con un tè tra le mani e la copertina sulle ginocchia). Tuttavia, so che ne è rimasto un rarissimo esemplare a disposizione. E’ un modello un po’ antiquato ma conserva ancora la funzione “regala rose bianche” e “apri con gentilezza lo sportello della macchina alla tua compagna”. Se vuoi ti indico dove andare a comprarlo. Ma devi fare in fretta: è un modello davvero richiesto, dicono che vada a ruba. Ne è rimasto un solo esemplare ed è ormai fuori produzione (data l’età)”.

Oh mio Dio.

Alberto Angela continuava a disquisire di misteri fiorentini mentre io rileggevo freneticamente, quelle parole senza sapere cosa ribadire.

Avevo la testa Vuota.

Puff.

Tutta la mia spavalderia si era volatilizzata in quei pochi secondi di lettura.

Mi parve di non rispondere per un tempo infinito.

 Infine, sospirai, tornai nel mondo e presi coraggio.

Se era arrivato il momento di giocare fino in fondo, allora che fosse.

“E dove si troverebbe questo rarissimo ed introvabile modello, se puoi indicarmelo?”

La sua risposta arrivò puntuale e chiarissima: quel piccolo puntino rosso sulla mappa indicava inequivocabilmente il suo indirizzo a 80 km da dove mi trovavo io in quel momento e  me lo stava mostrando con evidente sfrontatezza.

Quell’uomo raro che mi stava invitando ad accaparrarmi, era proprio Lui.

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