#10 Profumo di Gelsomino Parte II

#10 Profumo di Gelsomino Parte II

Una volta a tavola cominciai a sentirmi sollevata. Io e Lui continuavamo a ridere e scherzare come eravamo abituati a fare da tempo, condividendo gli spazi e le ore nel mio piccolo ufficio. Questa volta però era diverso e lo sapevamo entrambi: non c’era nessun progetto lavorativo che ci tenesse incollati a quelle sedie, né un evento o una mostra da commentare. Era un vero e proprio appuntamento: non potevamo più scappare da questa evidenza che di minuto in minuto si faceva più pressante.

“Per me è stato chiaro dal primo momento in cui ti ho vista quel giorno di Novembre che eri speciale.”

“Effettivamente devo ricordarti come ti sei presentato? Piacere, io sono colui che ti insegnerà a lavorare e… mi sono appena separato.”

Rise.

“Non eri solo bellissima. Eri anche sagace ed intuitiva, avevi quel nonsochè nelle movenze. UnaFinezza”… lo sai, io con il mio lavoro ho conosciuto tante donne ma una finezza come la tua io non l’ho mai incontrata.”

Me lo aveva ripetuto spesso quel discorso sulla finezza. Mentre mangiavo; mentre lavoravo; ridendo insieme davanti ad una procedura mal riuscita. Era un complimento bellissimo. Andava al di là della bellezza esteriore, scavava nei miei gesti e nei miei atteggiamenti e mi rendeva orgogliosa apparire così ai suoi occhi: Bella nell’essenza.

Arrossii. Mi resi conto del peso reale, della tenerezza, che quelle parole assumevano in quella notte.

“Bellissima, sagace, intuitiva, Fine e … fidanzata.” puntualizzai.

“Oh si, la tua mirabolante e romantica storia a distanza. Lo sai? Ho fatto un calcolo: sapevi che io e te abbiamo trascorso più tempo insieme rispetto a quanto ne hai mai trascorso con il tuo fantomatico fidanzato in questo lungo anno in cui se ne è andato in giro per il mondo? E sapevi che le nostre telefonate durano ogni sera ore lunghissime, che se ne accumulassi insieme tutti i minuti farei la fortuna delle compagnie telefoniche, che qualsiasi cosa accada, sia bella che brutta, tu alzi la cornetta e chiami me e non lui?”

Il fatto è che aveva ragione.

Il rapporto con il mio fidanzato si era andato raffreddando con il tempo. Le telefonate si erano fatte scarne e fugaci negli ultimi mesi, non me ne stavo più impalata davanti allo schermo aspettando che Skype si illuminasse. Mi dispiaceva si, mi ci ero tormentata in quel mio cambiamento di rotta ma ancora più dura era stato ammettere che fosse diventato Lui il mio pilastro, la mia solida ancora a cui aggrapparmi in mezzo al mare in tempesta.

“E’ vero, hai ragione, anzi hai ragionissima, probabilmente hai ragione proprio su tutto. Ma non è facile mantenere in piedi un rapporto quando si è così lontani e non ci si vede per così tanti mesi, quando si hanno orari così scombinati e..”

“…E quando hai esultato di gioia perché l’accordo con i francesi è andato a buon fine chi hai chiamato immediatamente?” mi punzecchiò.

“Beh ma che c’entra…quella era una cosa lav…”

“…Lavorativa. E allora chi hai chiamato ogni giorno in cui ti sentivi triste e fuori luogo, chi ti ha ascoltato ridere, piangere, gioire e soffrire in questi lunghi 8 mesi? Diciamocela: CHI TI HA SOPPORTATO e SUPPORTATO eh??”

In silenzio, con l’indice, lo indicai.

“Tu.”

“Allora forse devi farti qualche domanda. Anzi, probabilmente le domande te le sei già fatte e ti sei anche già risposta perché sei una donna intelligente. Vieni, ti ho fatto un regalo un po’ verde, un po’ castagna, ma soprattutto Bianco, che lo so bene, dopo il Blu è il tuo colore preferito e voglio mostrartelo”

Fuori era scesa la notte. Il cielo si era schiarito e si era portato via insieme alle nuvole tutti i nostri timori, lasciandoci esposti solo alle stelle.

Guardavo i nostri passi muoversi sincroni l’uno accanto all’altro. Io e Te. Te e Io. Ascoltavo i nostri respiri, avrei voluto che il mio si confondesse per un’istante nel suo e questo pensiero mandava in subbuglio il mio cuore.

Ci fermammo davanti al Museo. La nostra storia era stata costellata da scenari come quello, eravamo proprio una barbosa coppia di vecchi intellettuali. Coppia. Stavo pensando a noi due come ad una Coppia.

Lo osservai rovistare tra i sedili della sua macchina che aveva parcheggiato proprio lì di fronte.

“Chiudi gli occhi…sennò non vale. E accendi gli altri sensi.”

Lo sentii avvicinarsi a me. Mi toccò delicatamente le mani che l’emozione aveva reso gelide, soffermandosi solo un attimo in quel lieve contatto. Mi lasciò tra i palmi qualcosa di cui non riuscivo a percepire la forma.

“Adesso ascolta..”

Sentivo un fruscìo delicato accarezzarmi le mani; un delicato pizzicore si diffondeva lungo le dita mentre un profumo denso si dilatava lungo le narici, offuscando tutti gli altri sensi e gli altri odori. Una fragranza inconfondibile, la mia essenza, il profumo leggero del Gelsomino.

Spalancai gli occhi dalla meraviglia: quei piccoli fiori bianchi, simili a piccole stelle candide scese all’ improvviso dal cielo per piombarmi tra le mani, mi riempivano ora anche lo sguardo nella loro delicata eleganza, intrecciandosi in steli verde bottiglia che si ingarbugliavano l’uno all’altro e poi si perdevano più giù, nelle radichette chiare ancora sporche di terriccio soffice.

“…Ma sono i miei fiori preferiti..”

“Lo so.”

“Ma tu sai così tante cose di me?”

“Forse più di quanto pensi.”

Lo abbracciai strettissimo. Il suo profumo si confondeva al mio e a quello dei Gelsomini ed io non riuscivo più a distinguere dove finissi Io e dove iniziasse Lui, stretta in quel piccolo universo che era solo Nostro, dove nulla contava più Nulla se non Io e Lui.

E mentre timidamente le nostre labbra si cercavano per la prima volta, sentivo come ogni fibra del mio corpo se ne andasse finalmente al suo posto, come se avessi trovato in quel bacio la meta della mia estenuante ricerca.

“E’ tutta la vita che ti sto cercando ed io non lo sapevo…”

Sussurrai continuando a stringerlo, perdendomi in quell’arco perfetto tra collo e spalla, il mio piccolo rifugio fatto su misura per la mia testolina appannata di felicità.

… e mentre il profumo di Gelsomino ci avvolgeva come un’aura e sanciva il nostro patto, mi resi conto di aver fatto la mia scelta e che la mia vita, da quel momento, non sarebbe più stata la stessa.

 

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