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Il giorno in cui sono diventata una Matrigna

Il giorno in cui sono diventata una Matrigna

Ogni Matrigna che si rispetti ricorda il giorno in cui è entrata a far parte di questa cerchia misteriosa che ancora è osservata con diffidenza dai “più”. Quello che le altre persone non sanno, è che un’Aspirante Matrigna questo giorno lo ha sicuramente aspettato con grande pazienza, investendo molte delle sue energie, del suo tempo e della sua forza di volontà per renderlo un giorno speciale. Tutte le Aspiranti Matrigne bramano il primo incontro con quei bambini di cui spesso hanno sentito solo parlare, rimanendo ai margini della loro vita, eppure, essendone così presenti nella loro quotidianità. Cosa accade nella mente di un’Aspirante Matrigna poche ore prima di questo incontro così importante? La Principessa Con La Valigia vi racconta la sua testimonianza diretta..

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Iniziò tutto con:

“Se vuoi passare stasera noi ti aspettiamo per vedere insieme un filmino”

Mi sembrava di essere riuscita finalmente a scardinare il lucchetto del prezioso forziere che avevo custodito gelosamente per 9 lunghi, lunghissimi, interminabili mesi.

Quelle poche parole, cosi aspettate, sudate, tanto a lungo desiderate, riuscivano solo ad annebbiarmi di felicità.

Stavo per diventare una Matrigna.

Non proprio una Matrigna, Lui non era affatto vedovo per fortuna ma quella era la parola più vicina all’immagine che mi stavo cucendo addosso con infinita pazienza da tanto tempo e, sutura su sutura, adesso la sentivo finalmente aderire a me come una seconda pelle.

Avevo paura? Si, tantissima.

Una Matrigna Buona ha sempre paura e dosa con cura ogni azione.

Avevo paura di non piacere a quella bambina così fragile ai miei occhi, paura di fare qualcosa di sbagliato.

Paura di non riuscire a conquistarmi la sua fiducia.

Soprattutto, avevo il vero e proprio terrore che Lei potesse sentirsi minacciata dalla mia presenza. Era l’ultima cosa che avrei voluto, ferire un esserino delicato come era Piccola Principessa.

Afferrai i film Disney che avevo preparato per quella occasione che, come piccole sentinelle, assediavano il mio comodino da tanto tempo, aspettando l’arrivo del loro momento di gloria. Li avevo comprati molto tempo prima e li conservavo proprio lì accanto a me, dove una sera sì ed una sera no, mi addormentavo aspettando di tornare nell’Altra Casa. Mi vestii in fretta.

I 70 km che mi separavano da quell’incontro furono tra i più lunghi della mia vita.

Ripensavo a quanto mi ero preparata a quel momento, snocciolando ogni ricordo con cura certosina: nel corso dei mesi avevo imparato a riconoscere la voce di Piccola Principessa nelle note vocali che ci eravamo teneramente scambiate; custodivo gelosamente il ricordo degli innumerevoli regali che le avevo già fatto, senza poter godere del suo sorriso mentre li scartava.

 Lei si era già conquistata il mio cuore molto tempo prima, quando avevo accettato che nella mia vita sarei diventata una Matrigna. Adesso stava a me conquistare il suo e sentivo il peso di questa responsabilità gravarmi addosso come un onore importante: non potevo permettermi di sbagliare.

Mi ero impegnata con ogni forza a storpiare quel nome, Matrigna, che troppo spesso suona come una minaccia; io lo volevo ingentilire e volevo ribaltare le sue sorti con le mie azioni. Volevo essere una Matrigna Buona e quell’arcigna Matrigna di Cenerentola volevo buttarla giù dal suo piedistallo cancellandola dai ricordi di tutti i bambini.

In quei mesi avevo lavorato molto per entrare nella vita di Piccola Principessa in punta di piedi, attraverso i gesti più piccoli: ero con lei nelle piccole pantofoline a forma di unicorno che aveva scartato sotto all’albero di Natale; nel minuscolo cavallino bianco che se ne stava appeso sul ramo resinoso della casa di suo padre e che per me era il Tesoro dei Tesori, perché me lo aveva regalato mia nonna quando avevo la sua stessa età, solo 5 anni.

Ogni volta che riempivo con cura la Valigia Blu a giorni alterni per farle spazio, mi dileguavo senza guardarmi indietro e senza piangermi addosso e facevo scomparire ogni traccia del mio passaggio in quella casa che era mia ma al tempo stesso non lo era, nascondendo le mie impronte come un fuggitivo.

Io che non avevo mai amato i bambini provavo per Piccola Principessa un senso di protezione così forte e naturale che mi aveva lasciata senza fiato, che mi aveva spinta a tollerare quell’interminabile attesa che non sapevo quando avrebbe mai avuto fine. Mi ero spinta a rendermi un’ombra senza pretese.

Avevo affrontato quei 9 mesi con una forza che non credevo di possedere, una determinazione così convincente che mi aveva permesso di andare oltre ai pregiudizi della gente, tutti coloro che mi dicevano che non avrebbe mai funzionato e che quel momento non sarebbe mai arrivato.

Li avrei voluti avere tutti lì davanti a me mentre, saltellando di gioia sventolavo il cellulare come un biglietto vincente:

“Visto visto visto??”

Ma poi alla fine che importava. Adesso non ero più un’ombra, stavo per diventare carne, ossa e sangue. E Lei mi stava aspettando.

Parcheggiai davanti all’Altra Casa, quella che era mia e che ancora comunque non lo era, e feci un lungo respiro. Bussai piano alla porta.

Lui mi accolse con un sorriso emozionato:

“Piccola Principessa non c’è, è andata via…”

Avevo il cuore in gola.

“In che senso andata v…”

Poi vidi far capolino una testolina bruna dal bancone della cucina. Quel bancone che era anche il mio bancone ma quella testolina bruna non lo sapeva ancora.

Cautamente, dopo la testolina si affacciò il collo e poi un piccolo petto, e poi due gambette di gazzella che mi corsero incontro.

Mi si strizzò il cuore.

“Piccola Principessa, sei ancora più Bella di quanto mi avesse detto il tuo Papà..” mi sentivo sussultare in ogni parte di me tanto ero felice, sentivo la testa leggera come un palloncino alla deriva, in un mare di limpido cielo azzurro.

Lei mi guardava con i suoi grandi occhi cerulei in cui infinite volte avevo sognato di specchiarmi, in silenzio, intimidita come un cucciolo. Non avevo più paura, mi sembrava di aver aspettato quel momento da molto più tempo di quello che avevo trascorso consapevole di doverlo vivere. Forse lo aspettavo da sempre, solo che io non lo sapevo.

“Ti ho portato i regali che ti avevo promesso… qui c’è il Re Leone e poi però ti ho preso anche altre due sorprese: questo è “Lilli & il Vagabondo e questo è “Alla Ricerca di Nemo”

Su quella boccuccia di rosa si dipinse un timido sorriso. Mi guardò negli occhi in silenzio e ci scorsi quella felicità pura e disincantata che solo lo sguardo di un bambino può regalare. Poi mi prese la mano e senza dire una parola mi portò davanti a tutti i suoi film Disney, indicandomeli ad uno ad uno.

In quel tocco di cristallo, mi sentii naufragare.

In quel tocco cominciò la nostra storia ed io da Principessa Con La Valigia mi trasformai magicamente in una Matrigna.

Una Matrigna Buona. Ovviamente.

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