11# Il Cammino di Santiago -Parte 1-

Il Cammino di Santiago – Parte I –

Mentre imbracciavo il mio zaino da viaggio mi sentivo estremamente euforica.

Sentivo il peso di quella che era diventata la mia casa distribuirsi lungo tutto il corpo mentre agganciavo la cintura alla vita dolorante: sui fianchi erano comparse delle nuove costellazioni bluastre, segno del peso di quei 10 compattissimi chilogrammi che erano diventati la mia casa per 7 giorni e che accompagnavano i miei passi lungo il Cammino di Santiago.

Che ci facevo laggiù, tutta sola per giunta, il pesante zaino rosso sulle spalle, rosso come la mela di quella Matrigna che non sarei mai diventata?

Preferivo non pormi questa domanda. Ma nel silenzio assordante della natura, mentre le fronde degli alberi giocavano a formare pozze di luce lungo i miei passi, la risposta affiorava come un naufrago tra i miei pensieri.

Mi ero rifugiata nel silenzio dei boschi, ero sola per la prima volta a tu per tu con le mie riflessioni e le mie decisioni da prendere, che continuavo a scacciare come fastidiosi moscerini.

Fuori era ancora notte: avevo scoperto di essere una Pellegrina Mattiniera. Mi piaceva inspirare l’odore pungente del bosco che si svegliava insieme a me, i miei passi illuminati solo dalla luce flebile della mia piccola torcia. Assistevo ogni mattina alla nascita di un nuovo giorno, quando i raggi del sole scacciavano le ombre fredde della notte: mi dava speranza, mi fortificava. Infine, la luce tornava sempre a rischiarare la mia via.

Mi sentivo sola? No. Sembrava assurdo, non rivolgevo parola ad anima viva per giornate intere eppure mi sentivo parte di tutto quello che mi circondava.

Avevo paura? No. Mai mi ero sentita così al sicuro in vita mia.

Il fatto era che non mi ero mai sentita così appagata e sicura di me come nel rifugio di quell’abbraccio verde.

Un passo dopo l’altro percorrevo in solitaria i miei 30 km giornalieri verso la mia meta, la cattedrale di Santiago de Compostela.

 Il secondo giorno di cammino incontrai una pesante croce ancorata al terreno; ai suoi piedi si snodava una morbida cascata di preziosi ninnoli multicolore logorati dal tempo, lasciati dai Pellegrini in segno di preghiera. C’erano foto, morbidi pupazzi a forma di orsetto, preziose collanine dai grani di madreperla. Non ero mai stata una grande religiosa, il mio Dio poteva chiamarsi tale oppure Buddha, Allah, persino Krishna, non aveva importanza. Li avevo conosciuti tutti durante i miei viaggi in giro per il mondo e seppure mi sforzassi di comprendere l’essenza di ognuno di loro non riuscivo a trovarli così diversi l’uno dall’altro.

 Davanti a quel santuario di Umanità mi commossi.

Camminavo e piangevo, continuavo a camminare e a piangere silenziose lacrime d’argento. Era un pianto liberatorio il mio, una corda sensibile della mia anima che era stata pizzicata per un’istante da un tocco misterioso.

Che ci facevo tutta sola lungo il Cammino di Santiago?

Forse cercavo quel Profumo di Gelsomino, il profumo di quella timida notte di Giugno che pochi mesi prima mi aveva cambiato la vita.

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