13# Devo dirti una cosa importante

Devo Dirti una cosa importante

Toh, chi non muore si rivede. Mi sembri in gran forma.”

Eravamo di nuovo seduti al Nostro tavolino del Nostro bar.

Sarebbe stata una delle ultime volte.

 Questa consapevolezza mi intristiva ed allo stesso tempo mi restituiva il respiro: avrei dovuto pazientare solo un altro po’ di tempo e poi sarebbe tutto finito.

Non l’avrei visto mai più.

 Era ricominciato per l’ultima volta il solito tran- tran: lavoro in solitaria, casa, trovarmi davanti a Lui al lavoro, di nuovo casa. Tuttavia il mio viaggio a Santiago mi aveva resa più forte: sarei riuscita ad affrontare con la stessa pacatezza che mi caratterizzava anche quegli ultimi incontri lavorativi, prima di volare verso l’avventura più grande della mia vita lasciandomi tutto questo alle spalle.

Alle mie parole Lui si guardò intorno come a cercare qualcosa, forse parole giuste per smorzare quel clima di quiete apparente che si era instaurato tra noi:

Ti sembro in gran forma? Sento aria di fregatura nell’aria… Chissà perché…?”

Continuai come se nulla fosse, rimestando la schiuma del mio caffè macchiato. Adoravo raccoglierla nel cucchiaino e mangiarla a parte: ogni volta che lo facevo mi sembrava di sentir sussurrare mio padre all’orecchio un sonoro non si fa!!”. Forse era proprio per questo che mi piaceva così tanto continuare a farlo: infrangere una piccola regola quotidiana mi provocava un sottile senso di piacere.

“…ma no, su, sei sempre a pensar male. Sarà stata la tua settimana di vacanza, l’aria di Roma… la storia, la gloria, i grandi eroi, le opere d’arte…”

Lui appoggiò la testa fra le mani sul tavolino e si protese pericolosamente verso di me.

Continua su…tanto lo so dove si va a parare…”

“…Le ANTICHITA’…”

….silenzio….

“….devi esserti sentito a casa tua con tutti quei cimeli…

Mi tirò una gomitata.

“Ti ricordo che c’è stato un tempo non molto remoto in cui le Antichità sembravano piacerti abbastanza…”

C’era stato un tempo, era vero. Un tempo che mi sembrava terribilmente lontano ed invece era lì a pochi passi da me, a ghignarmi in faccio con il suo sorriso beffardo. Era stato un tempo assurdo: un tempo in cui le ore, i minuti, i secondi si erano dilatati ed il mondo intero si era fermato nel calore di un bacio. Era stato il Nostro Tempo, così indescrivibilmente breve e profondo, così intenso ed intramontabile da rimanermi addosso come una cicatrice sulla pelle.

Ma era Passato, ormai.

Adesso dovevo solo guardare avanti e concentrarmi sul brillante futuro che si profilava, focalizzando l’attenzione al nuovo continente che mi stavo accingendo ad esplorare: il mio biglietto di sola andata per l’Australia si trovava alla sola distanza di un click.

Un giorno, pensavo, da qualche parte nel mondo ed in compagnia di chissà chi, avrei potuto ridere a crepapelle di tutta questa situazione: io, proprio IO, persa dietro ad un quarantenne con figlia e matrimonio fallito alle spalle… che cosa RIDICOLA!

“Le Antichità mi piacevano un tempo ormai passato. Sbagliando si impara, alla tua età ancora non lo sai? E’ sempre cosi: ho solo 28 anni e devo sempre insegnarti tutto. Adesso che volerò in Australia come farai a sopravvivere senza i miei insegnamenti?”

Un’ombra passò davanti ai suoi occhi.

“Tipo…chi è che ti farà luce sul significato della misteriosa spunta blu di Whatsapp perché tu di tecnologia non sai un bel nulla?”

Continuò a guardarmi fisso senza dire nulla. Poi con voce flebile mormorò:

“…Non voglio che tu te ne vada.”

Scoppiai a ridere fragorosamente. Ma chi si credeva di essere?

“Certo che hai una bella faccia tosta..!”

 Indispettita, schiaffeggiai il tavolino con le mani facendo un gran fracasso. Le persone sedute attorno a noi, incuriosite, si voltarono a guardarci ma io non ci badai più di tanto, accecata dall’assurdità di quelle parole:

“Prima ti accaparri la mia amicizia. ….E Catullo, e le poesie, e “posso venire anche io alla mostra”…. e quasi quasi finisco con il crederci che sei diverso dagli altri e che sei speciale, e che sono addirittura stata FORTUNATA ad incontrarti.

Fin qui, ok, benissimo.

 Poi però succede qualcosa: LASCI CHE SUCCEDA qualcosa. Mi baci. Non passano neanche 3 ore che mollo la mia storia a distanza. Una storia che, ti ripeto, puoi reputare platonica quanto ti pare ma comunque faceva parte della mia vita e che mi ero impegnata a rispettare. Mollo tutto, così, SU DUE PIEDI PER TE perché se ti ho dato un bacio un motivo ci sarà. Non me ne vado in giro a baciare le persone cosi, TANTOMENO QUANDO SI TRATTA DI QUARANTENNI, lo sai? Ma forse mi sono accorta che tra noi c’era UN SENTIMENTO. Una cosa VERA, che era nata silenziosamente giorno dopo giorno senza che neanche ce ne rendessimo conto.

Che poi insomma, lo sapevo di cacciarmi in un casino ma non credevo che fosse un casino COSI GROSSO: ti sembra una cosa da poco venirmi a confessare dopo 1 ANNO che ti conosco in cui ci siamo raccontati vita, morte e miracoli l’uno dell’altra, che tu NON SEI NEANCHE SEPARATO??? No, non ti azzardare a guardarmi cosi: NON MI INTERESSA sapere che è un anno che vivi da solo. NON MI INTERESSA sapere perché hai aspettato a firmare le carte e neanche se le vorrai mai firmare.

 Io non sono una persona abituata a vivere nei GRIGI, io nelle mie decisioni vado fino in fondo. E un’altra cosa, se proprio vuoi saperlo NON SOPPORTO le persone indecise: proprio quando io prendo in mano la mia vita e cerco di dargli un senso logico TU, dopo TUTTO QUESTO mi dici NON VOGLIO CHE TU TE NE VADA???  Almeno io sono stata coerente e sincera fin dall’inizio!”

Lui rimase impassibile e si lasciò docilmente investire dal mio fiume di parole. La sua sedia scricchiolò sul pavimento producendo uno stridìo insopportabile mentre si avvicinava timidamente alle mie mani e con circospezione le prendeva tra le sue.

“Ti devo dire una cosa importante”

Sembrava tremendamente serio.

“E’ da quando sono tornata da Santiago che mi rompi le scatole con questa COSA IMPORTANTE. Cosa vuoi ancora da me?”

Sentii le sue mani stringersi sulle mie.

“Sono andato dall’avvocato. Mi sto separando.”

Ritirai le mani in grembo, stordita. Quelle parole piovute dal cielo inaspettatamente mi investirono con la furia di un ciclone.

Rimasi in silenzio guardandolo fisso negli occhi, i secondi che si facevano lunghi come ore intere.

Lui sospirò e pacatamente cominciò a raccontare. Mi accorsi di ascoltarlo con un’attenzione fina, come se volessi carpire ogni singola sfumatura di ciò che aveva da dirmi: “…E’ successo tutto prima di partire per Roma. Quando hai deciso che tra noi era meglio chiuderla così per tutte le motivazioni che mi hai appena elencato. Beh, devo confessare che io non ci sono riuscito a “chiuderla così”: mi è mancata l’aria ogni giorno senza di te. Ti ho scritto una lettera… l hai ricevuta?”

Certo che l’avevo ricevuta. Una lettera lunga 6 pagine che mi aveva consegnato prima della mia partenza per Santiago e che era finita direttamente nel trita–documenti del mio ufficio con tempistiche così repentine da farmi guadagnare di certo un riconoscimento ad honorem nel Guinness dei Primati.

“Si,  CERTO che l’ho ricevuta, ma qualsiasi cosa ci fosse scritta sopra non era così importante per me a quel punto.”

“Invece per me era e rimane importante. E’ importante che tu sappia che senza di te la mia vita è vuota. Che senza le tue prese in giro, il tuo sorriso solare, le nostre strampalate ed interminabili telefonate che mi hanno accompagnato per tutto questo lungo anno io non sono più lo stesso. Tu sei la mia boccata d’aria fresca. Mi hai fatto tornare a respirare, a sentirmi vivo dopo tantissimi anni.

…Ho cercato di metterti da parte, ci ho provato davvero, sono partito e sono andato a Roma ma il tuo pensiero mi ha seguito fin laggiù, c’eri tu in ogni piccolezza: eri nello sguardo della statua più fine; nell’opera d’arte più bella; nel tintinnìo d’ argento dei giochi d’acqua, nei raggi del sole che mi scaldavano il viso; ovunque mi voltassi, vedevo il tuo sorriso. Allora ho capito che se ti avessi perso non me lo sarei mai perdonato e che dovevo fare ciò che avrei dovuto fare molto tempo fa. Così sono tornato e la prima cosa che ho fatto varcando la soglia di casa è stato alzare il telefono per contattare il mio avvocato.”

Avevo il cuore in tumulto. Mi sembrava che le decisioni che avevo faticosamente preso in quel periodo venissero scardinate di colpo tutte insieme, facendo vacillare ogni mia certezza.

 Quanto avevo aspettato quelle parole?

Quanto avevo desiderato sentirmele dire quel giorno che pareva distante anni luce, in cui mi ero costretta a dirgli addio?

La mia testa era avvolta da un ronzìo di pensieri confusi ma sapevo che il mio sguardo continuava ad essere quello di sempre. Accennai un sarcastico sorriso, lo guardai fisso e glielo dissi:

Mi dispiace, è troppo tardi. Ho già presentato le mie dimissioni. Partirò per l’Australia tra 2 mesi esatti.”

Solo io potevo sapere quanto fosse stato difficile pronunciare quelle ultime parole.

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